Rendimento da Champions League per il Milan di Pioli post lockdown. I rossoneri dopo lo stop sembrano aver trovato la quadra giusta nonostante un calendario tutt’altro che semplice; il tecnico ex Fiorentina sta riuscendo a sfruttare al massimo le caratteristiche dei suoi calciatori, molti dei quali hanno conosciuto una positiva evoluzione nelle ultime gare. Forse questa squadra, che ogni anno va incontro a rivoluzioni tecniche e societarie, aveva bisogno di tempo per lavorare insieme e acquisire fiducia, e i frutti di tale lavoro sono visibili nella proposta di calcio dell’allenatore parmense, che oggi analizzeremo più nel dettaglio, con un’attenzione particolare alla fase di possesso.

In costruzione bassa, con la squadra avversaria che va sui riferimenti, la soluzione del Milan è aprire i centrali e verticalizzare per il movimento nello spazio di uno dei calciatori offensivi; a quel punto, si ricerca l’uscita con il terzo uomo (Fig.1,2,3).

Non manca alla squadra di Pioli la capacità di assumersi dei rischi. Sempre in situazione di costruzione bassa, il Milan non ha paura di sfidare la pressione avversaria sui riferimenti con il fraseggio corto; quello del “gioco e mi muovo” è uno dei princìpi meglio assimilati dall’undici rossonero (Fig.4,5,6).

Andare indietro per andare avanti è un’altra soluzione adottata spesso e prevede la verticalizzazione per il movimento incontro del trequartista, che però, se seguito a uomo, trasmette al sostegno laterale il quale ricerca il terzo uomo che legge la situazione e riempie lo spazio libero. Una volta usciti, non si torna più indietro (Fig.7,8,9,10,11).

Se invece la pressione è moderata, non si forza la giocata, ma si cerca di creare una progressione andando da destra a sinistra e viceversa, sfruttando il continuo movimento degli effettivi e la posizione ravvicinata tra le linee degli attaccanti. Guadagnato campo, in fase di sviluppo una costante del Milan con palla al terzino è l’attacco alla profondità di uno dei calciatori offensivi, con conseguente movimento incontro del trequartista o della punta (Fig.12,13,14,15).

Anche per quanto riguarda la costruzione alta, se gli avversari effettuano una pressione forte, il Milan ricerca l’uscita con una immediata trasmissione verticale proprio laddove la pressione è più veemente, in modo da poter lasciare alle spalle quanti più avversari possibile. È quello che succede nei seguenti frame che ritraggono Lazio-Milan, in cui Milinkovic-Savic si lascia attrarre dal movimento in appoggio laterale di Theo Hernandez; Romagnoli intuisce la situazione e trasmette verticalmente superando la linea di pressione e permettendo a Kessie di andare verso la porta (Fig.16,17).

Con pressione moderata, si apre spesso un mediano per ricevere e agevolare la costruzione alta, con l’altro mediano che stringe dentro, terzino di parte in ampiezza e i calciatori offensivi a ricercare lo spazio tra le linee (Fig.18,19).

Mobilità continuativa degli effettivi, occupazione del campo su più linee di gioco, movimenti incontro, attacchi alla profondità e fraseggio corto; queste le principali caratteristiche della fase di possesso dell’undici di Pioli, il quale sta riuscendo a combinare bene i calciatori a disposizione e le loro abilità principali, come la fisicità di Kessie davanti la difesa, le corse nello spazio di Rebic, l’intelligenza di Ibra nel garantire sempre una soluzione ai compagni e nel liberare campo attirando gli avversari.

In fase di sviluppo, se la squadra rivale gioca con linee compresse, il Milan sfrutta l’ampiezza con entrambi i terzini alti e portando i calciatori offensivi tra le linee a ricercarsi lo spazio. Tanto fraseggio corto per smuovere la fase di non possesso avversaria e tentare di colpire al momento giusto (Fig.20,21,22,23).

L’obiettivo è quello di attirare gli avversari con continui movimenti incontro, per poi attaccare la profondità oppure andare sul lato debole con dei cambi di gioco, una volta costretti i difensori a stringere la loro posizione grazie ai movimenti dentro degli esterni offensivi. Si cerca di riempire l’area con tanti effettivi (Fig.24,25,26).

Milan molto abile anche nelle transizioni, che di solito prevedono prima un gioco sul corto per consolidare il possesso e successivamente un’accelerazione in profondità, ma non di rado si osserva la giocata individuale di uno dei più positivi della stagione rossonera, vale a dire Theo Hernandez. Il terzino ex Real Sociedad è dotato di una frequenza di passo spaventosa che lo rende spesso imprendibile in guida della palla. Ottima anche la sua capacità di comprendere le circostanze; sono le sue corse verso l’area, dopo aver trasmesso il pallone, che di frequente creano spazio per la ricezione dei compagni, i quali hanno ormai imparato bene a sfruttare le caratteristiche del gioiellino francese (Fig.27,28,29,30).

Aleggia l’ombra di Ralf Rangnick sulla panchina rossonera, ma dopo un inizio complicato non si può non riconoscere il lavoro di Stefano Pioli che sta permettendo alla sua rosa di esprimersi a buoni livelli, di essere riconoscibile in campo e di proporre un gioco da seguire con interesse. La rivalorizzazione di quasi tutti i calciatori ne è una palese testimonianza.

Come ha fermamente dichiarato qualche settimana fa: “Questo è il mio Milan”.

 

Umberto Rania, Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche