Parlare di Maradona è come scontrarsi con qualcosa di mistico, qualcosa che trascende la razionalità umana per sconfinare nell’ambito dell’intoccabile, dell’inarrivabile, dell’inesauribile. Si ha sempre la sensazione di non essere abbastanza, di non possedere tutti gli strumenti necessari per poter trovare una spiegazione di ciò a cui si assiste osservando Maradona con un pallone al piede, o di ciò che ha rappresentato per i luoghi in cui ha vissuto. Ma forse semplicemente una spiegazione non c’è, ed è del tutto velleitaria la pretesa di attribuire un senso al suo fare, sia in campo che fuori, poiché Maradona è libertà assoluta, continua, flusso travolgente di vita, pienezza e ricerca costante dell’emozione. Sa di essere diverso dal mondo circostante, sa di essere unico, lo sa sin da bambino quando a Villa Fiorito afferma davanti la telecamera di avere due sogni: indossare la camiceta dell’Albiceleste e diventare campione del mondo. Diego conosce già il suo destino, un destino che ha poco a che vedere con ciò che è umano, e sa che il suo modo di essere costituisce al tempo stesso la sua (e la nostra) fortuna, e la sua condanna. Gli dèi tormentano chi è visibile, e lui, visibile, lo è stato ed è di sicuro.

Oggi quel ragazzino di Villa Fiorito compie sessant’anni, e noi ci sentiamo di celebrarlo con qualche riga e con un riepilogo video di alcune sue immense giocate, che probabilmente conosciamo tutti, ma che non ci stancheremo mai di ammirare.

“Diego era capace di cose che nessuno avrebbe potuto eguagliare. Le cose che io potrei fare con un pallone, lui potrebbe farle con un’arancia.”  (Michel Platini)

Il breve racconto di oggi vuole essere diverso da ciò che abitualmente proponiamo. Potremmo effettivamente discutere per ore sulle caratteristiche tecniche di Maradona: capacità impressionante di guida della palla in velocità, dribbling sopraffino, visione di gioco spaventosa, gioco corto, gioco lungo, precisione eccellente nella trasmissione e nella conclusione, abilità uniche nel ricevere il pallone.

Ci sembra, però, di compiere un’operazione superflua, oltre che pretestuosa. Le immagini sono qui, possiamo contemplarle tutti e goderci lo spettacolo. La verità è che Maradona faceva letteralmente ciò che voleva in campo, la sua è pura arte al servizio del gioco del calcio, talento, genio catapultato sul rettangolo verde. Le sue giocate talvolta sono inspiegabili e prive di ogni senso; ecco, appunto, la caratteristica del genio, vedere ciò che gli altri non riescono neppure a immaginare. Maradona è il bambino che giocava con gli amici per strada fino a notte fonda, fino a che il buio non permetteva nemmeno più di individuare il pallone, sviluppando, proprio grazie a questo, capacità cognitive strepitose.

“Se stessi con un vestito bianco a un matrimonio e arrivasse un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci.”

Altra caratteristica del genio: rimanere bambino. Ben ce lo insegnano gli artisti, i letterati, i poeti, che per creare, per inventare, è indispensabile essere in contatto con la propria parte infantile, con la regione del proprio animo dotata di maggior libertà, di maggior fantasia, di maggior spregiudicatezza. Maradona è esattamente questo; un’invenzione continua, il nuovo che si fa forza tra le pieghe dello stesso, la fantasia del bambino non lo abbandona mai. Com’è possibile che non ci stanchiamo mai di guardare le sue giocate nonostante le conosciamo? Perché rimaniamo sempre stupiti dinanzi al suo estro?

Perché non smettono di emozionarci, come se le guardassimo per la prima volta. Perché l’effetto che hanno su di noi, lo stupore, è lo stesso di sempre. Perché riusciamo ogni volta a scorgere qualche nuovo dettaglio, qualche nuovo frammento di arte che ce le rende nuove ai nostri occhi, come se non le avessimo mai viste.

“Voglio giocare anche se ho il menisco in pezzi. Chi è sempre prudente non arriva mai primo. Io intendo giocare e vincere. E’ una follia? Farò il pazzo per tutta la vita.”

Illuminare. Altra caratteristica del genio. Maradona ha saputo portare la luce nelle squadre in cui ha giocato. La sua forza ha reso forti tutti i suoi compagni, li ha valorizzati, rassicurati, conducendo alla vittoria calciatori non sempre dotati di eccelse qualità e mai facendo avvertire loro il peso della sua superiorità. Far splendere e rendere di più chi si ha intorno. Evidenti doti da leader, testimoniate anche e soprattutto dalla simbiosi che ha avuto con la gente per cui ha giocato. Napoli in primis.

“Di Maradona basta dire che tutto quel che faceva su un campo di calcio era perfettamente irragionevole.” (Jorge Valdano)

Controcorrente. Il genio è spesso inizialmente accolto con riserbo, è temuto, per la paura che possa sconvolgere il normale ordine delle cose. Si tende a riconoscere la sua grandezza dopo tempo, non nell’immediato. Diego è stato anche questo, un rivoluzionario puro, difficilmente pronto a scendere a compromessi o ad integrarsi nel sistema, se quest’ultimo aveva motivi per essere denunciato. E spesso ha avuto ragione lui.

“Io sono sinistro, tutto sinistro: di fede, di piede, di cervello”.

Non ci sono dubbi che il ‘900 porti la firma, o meglio il graffio di Maradona, uno degli uomini più influenti di questo periodo storico, non solo da un punto di vista sportivo. Una delle caratteristiche del mito è quella di tramandarsi nel tempo e acquisire forza proprio grazie ai racconti legati ad esso, come un fuoco che continua ad ardere perché c’è altra legna da potervi gettare. Beh, siamo sicuri che il fuoco di Maradona sia destinato ad ardere ancora per molto, come ogni vero mito.

“Durante una partita Juventus-Napoli nello spogliatoio ci dicemmo che l’unico modo per fermarlo era menargli di brutto. Ma dopo dieci minuti in campo ci guardammo e ci dicemmo che no, era troppo bello vederlo giocare.” (Zbigniew Boniek)

Compie oggi sessant’anni il ragazzino delle Cebollitas e delle 136 partite da imbattuti, il bambino che prima delle grandi gare estasiava il pubblico sugli spalti con i suoi numeri da capogiro, l’idolo che ha fatto sì che generazioni di figli si innamorassero del calcio sentendo i padri parlare delle sue gesta, compie sessant’anni El Pibe de Oro, compie sessant’anni Diego Armando Maradona, il calciatore più forte di ogni epoca.

E noi gli siamo grati, perché se oggi siamo innamorati di questo meraviglioso gioco e ne parliamo con una tale enfasi, è soprattutto merito suo.

 “Grazie Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina 2, Inghilterra 0.” (Victor Hugo Morales)

 

 

Umberto Rania, Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche