Dopo la sconfitta di Bergamo si pensava che il Napoli, rimasto oramai privo di obiettivi, non avesse più nulla da chiedere a questo campionato. Non è stato del medesimo avviso Rino Gattuso, che sin dall’inizio ci ha tenuto a ribadire l’importanza di disputare un finale di stagione all’altezza, sia in ottica Barcellona, sia per poter far migliorare con il lavoro quotidiano la squadra che guida da dicembre e che sembra assimilare sempre più rapidamente le idee del suo allenatore. Nel seguente lavoro ci soffermiamo sul primo tempo della gara di Marassi con il Genoa, vinta poi per 2 a 1 dal Napoli, apparso come un buon manifesto della proposta di calcio del tecnico calabrese.

FASE DI POSSESSO

In situazioni di costruzione bassa, nelle quali il Genoa effettua una pressione alta andando in avanti sui riferimenti, il Napoli se non riesce a trovare linee di passaggio con il movimento degli interni o della punta che viene incontro, ricorre spesso all’attacco diretto sfruttando le corse in profondità di Insigne, rimasto in 1 vs 1 con l’esterno di centrocampo Biraschi (Fig.1,2,3).

Una costante della costruzione alta del Napoli, soprattutto con palla al terzino, è proprio il movimento incontro della punta, Mertens, e il contemporaneo attacco alla profondità di un interno, in questo caso Fabiàn o Elmas; ampiezza garantita invece dall’esterno offensivo (Fig.4,5).

Molto abili i partenopei in questa gara a riempire lo spazio centrale lasciato libero da Schone, il quale in fase di non possesso si alza sempre su Lobotka, vertice basso azzurro. L’undici di Gattuso ha saputo prontamente leggere la situazione creatasi e sfruttarla a proprio vantaggio, grazie ai movimenti della punta o di un interno, da raggiungere con combinazioni veloci o con il terzo uomo (Fig.6,7,8,9). Zapata, preoccupato dai tagli in profondità dell’altro interno, copre la profondità, con il risultato che gli effettivi del Napoli possono spesso puntare la linea avversaria in campo aperto.

In fase di sviluppo, con il Genoa che indirizza le giocate sull’esterno facendo densità in mezzo, il Napoli si affida a dei triangoli sugli esterni interscambiando continuamente il terzino, l’interno di parte e l’esterno offensivo per smuovere la fase di non possesso avversaria e attaccare così il lato debole andando rapidamente da destra a sinistra e viceversa. Terzino opposto quasi sempre bloccato (Fig.10,11,12,13). Una volta arrivati in zona trequarti, è poi la qualità dei singoli a dover fare la differenza.

Dunque, frequenti attacchi alla profondità, rotazioni e interscambi per trovare nuove linee di passaggio, effettivi in continuo movimento: questa è la fase di possesso del Napoli, che però non dimentica di prestare attenzione ad eventuali transizioni avversarie, motivo per cui in situazioni di sviluppo laterale, proprio il terzino opposto stringe in marcatura preventiva, e in costruzione le corse all’indietro dei centrali non di parte lasciano capire come la squadra pensi sempre “in negativo” (Fig.14,15). Dietro, obiettivo è avere la superiorità numerica (Fig.16).

FASE DI NON POSSESSO

In fase di non possesso, come brevemente accennato su, il Napoli vuole la superiorità numerica. Lo scopo è quello di oscurare le trasmissioni centrali lavorando dentro con una pressione alta e moderata e indirizzando sull’esterno le giocate, per poi uscire forte sfruttando proprio la superiorità sugli esterni, come evidenziato dai seguenti frame che riproducono la costruzione bassa del Genoa (Fig.17,18,19).

Su costruzione alta e sviluppo avversario, gli azzurri effettuano una pressione più bassa, cercando di essere corti e con linee compresse, ed avendo come riferimento la palla. Obiettivo sempre oscurare le trasmissioni centrali per non concedere la giocata tra le linee, creare superiorità per poi recuperare il pallone sull’esterno. Il Napoli si sta dimostrando molto rapido nello scivolare orizzontalmente e non sembra soffrire troppo i cambi di gioco avversari (Fig.20,21).

Sotto gli occhi di tutti l’applicazione con cui gli effettivi cercano di realizzare le richieste del loro allenatore. È ben evidenziato dai seguenti frame, in cui Politano, l’esterno offensivo, recupera in una situazione di palla laterale avversaria. Applicazione dimostrata anche dal vertice basso; sia Demme che Lobotka si stanno affermando sempre più come calciatori funzionali al gioco di Gattuso, il quale chiede loro diversi compiti sia in fase di possesso che di non possesso. In particolare, senza palla, si nota come il mediano ex Celta Vigo sia sempre ben posizionato per intercettare le trasmissioni avversarie e chiudere eventuali linee di passaggio (Fig.22,23,24,25).

Il princìpio della superiorità numerica riguarda anche la riaggressione a palla persa, che è immediata, in avanti, e cerca di avvenire con tanti effettivi nei secondi appena successivi alla perdita del pallone (Fig.26,27). Se questo non accade, valgono i concetti elencati in precedenza, vale a dire pressione moderata, lavoro dentro ed uscite forte sull’esterno.

I risultati che il Napoli sta ottenendo in questo girone di ritorno testimoniano il lavoro del tecnico ex Milan che, senza dubbio arrivato in una situazione tutt’altro che facile, ha saputo destreggiarsi tra non poche difficoltà in una squadra a cui però sicuramente non manca la qualità nei suoi calciatori. Gattuso è stato capace di ridare un’anima alla rosa coinvolgendo tutti ed essendo sempre chiaro nelle scelte; i miglioramenti in campo sono ben visibili. Adesso siamo curiosi di assistere alle evoluzioni nel gioco dell’undici azzurro e del suo allenatore.

 

Umberto Rania, Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche